Il Perché e il Come

Il perché e il come | Articolo di Franco Bottalo - Tao Alchemy

Siamo su di una barca che sta traversando l’oceano della vita. A volte c’è il vento giusto a volte tempesta, a volte calma piatta; a volte il mare è facile, altre difficile. La nostra barca procede, a volte bene, a volte a fatica. Ma perché stiamo navigando per traversare l’oceano? E perché con quell’equipaggio e perché proprio con quella nave?

Le risposte che vengono date dai saggi in realtà sono molto poco soddisfacenti: è il Destino, è il volere divino, è la tua missione su questa Terra. Forse loro hanno capito davvero il perché, ma noi sicuramente no!

Perché qualcuno deve morire giovane e qualcuno vivere fino a non poterne più. Perché ci si ammala e anche perché si guarisce. Perché alcune vite sono di dominio sugli altri e altre di sottomissione. Perché abbiamo paura a vivere e anche a morire. Perché il mondo è fatto così male che ognuno di noi avrebbe saputo farlo meglio, se solo avesse potuto. 

Ci si sforza a capire il “perché” delle cose e spesso, dopo un lungo lavoro, alcune persone ritengono di aver capito il “perché”, almeno di alcune cose; ma quello che viene chiamato “perché” è in realtà il “come”.

Fai fatica perché la barca è vecchia. Hai dei problemi perché non sai relazionarti alle altre persone che navigano con te. Si procede lentamente perché l’equipaggio è scadente e poco motivato. Stai attraversando questa malattia perché hai lavorato troppo, perché è genetica, perché hai dei problemi non risolti con la famiglia, perché non ti alimenti correttamente, perché pensi troppo, perché non pensi abbastanza, perché sei troppo razionale, perché sei troppo istintivo, perché ti sei trascurato, perché ti sei centrato troppo su di te e poco sugli altri, perché ti sei dedicato troppo agli altri.

Tutti questi perché sono in realtà dei come. Indicano tutti come io mi sto adeguando o meno agli eventi della vita. Indicano qual è la mia risposta ai problemi della vita e il mio modo di gestirli.

Non chiediamoci allora perché devo traversare l’oceano su questa barca con queste persone, ma più semplicemente (non tanto semplicemente in realtà) su come posso farcela a traversarlo.

E mentre rispetto al “perché”, oltre a non capirlo non posso far nulla, rispetto al “come”  possiamo chiederci se il “come” che stiamo vivendo sia il migliore per noi o se forse sia necessario cambiarlo. E’ ancora questo il modo migliore per la traversata che devo compiere? O forse posso trovarne uno più appropriato e funzionale in base a ciò che è accaduto finora e a ciò che sta accadendo ora? E’ forse il momento di cambiare qualcosa? E cambiare come?

In realtà a nessuno piace davvero cambiare, perché cambiare vuol dire far morire qualcosa di noi. E far morire le cose è un lavoro duro. Ma allo stesso tempo sappiamo che vivere è cambiare, inteso come adeguarci a quello che la navigazione ci presenta, che è sempre mutevole e richiede quindi continui adattamenti.

Difficile cambiar rotta quando i venti sono favorevoli e il mare è calmo. Di solito è nella burrasca della vita che ci troviamo costretti al cambiamento: cambiare per poter vivere, vivere per cambiare. Molti poi dicono che tutta la vita è un esercizio di cambiamento per prepararci all’ultimo e più importante dei cambiamenti della nostra vita che è morire. Quindi non chiediamoci perché cambiare, ma piuttosto come cambiare e come cambiare nel modo più appropriato per noi.

Quando c’è burrasca e le vele sbattono al vento senza più direzione e il mare ci salta addosso e fatichiamo a respirare, ecco che agiamo, che ci muoviamo per cambiare. Il cambiamento richiede azione e che azione spesso! Ma muoversi non basta; ci si può muovere ed agitare senza che nulla cambi. Il cambiamento richiede anche stare fermi: stare fermi prima di agire, per aver chiaro come agire, e stare fermi dopo aver agito per comprendere davvero il cambiamento e lasciarlo maturare. Sì perché in realtà non siamo noi a “far cambiare le cose”, ma solo ad attivare i meccanismi che rendano possibile il cambiamento. Diveniamo allora spettatori rispettosi del cambiare della vita, che allora inizia davvero a muoversi in una nuova direzione.

Il movimento rende possibile il cambiamento e spesso ne è anche l’espressione finale; ma è quando stiamo fermi che le cose accadono davvero. E’ non facendo nulla che tutto accade, ma questo nulla è un “nulla pieno”. Pieno della nostra fatica e sofferenza, pieno di esperienza di vita, di lotte e di domande, di dubbi e di sconforto, di paure e di gioie, di ansie e di delusioni. E’ un fiume pieno di emozioni che scorre, scorre a volte placido altre volte in tormento, finché trova pace nel mare, che è nulla e ed è tutto.

Franco Bottalo – Agosto 2022

Scrivi un tuo pensiero

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.